Sussurri e grida – Ingmar Bergman
set 7, 2009 Bergman Ingmar, Drammatico, Film, Svezia
Posted by
Ferdinando Verdirame
Regia di Ingmar Bergman
Interpreti: Harriet Andersson , Erland Josephson , Kari Sylwan , Ingrid Thulin , Liv Ullmann
Altri dati Formato: DVD Durata: 91 Lingua: Area 2 Titolo originale: Viskningar och rop Produttore: 01 Distribution Anno di pubblicazione 1972 Codice EAN: 8032807019604 Generi: Drammatico , Drammatico
Dati Video Produzione: 01 distribution srl Svezia 1972 Formato: 4:3 – 1.66:1 Colore: Colore Lingue e Audio: Italiano Dolby digital 2.0 – Originale Dolby digital 2.0 Sottotitoli: Italiano (forzato su lingua originale) Tipo disco: DVD 5 – Singolo lato, singolo strato
I contenuti
In una villa a Stoccolma la quarantenne Agnes sta morendo di cancro. Al suo capezzale sono accorse le sorelle, Karin e Maria, da tempo lontane. Sposata con un uomo più anziano di lei, Karin è una donna impietosa, che odia il prossimo e ha un forte disgusto per ogni contatto fisico. Maria, più giovane, è una donna estroversa preoccupata solo di sé e della sua bellezza. Nell’ombra, silenziosa e trepida, si muove Anna, la governante, che, poiché ha perduto una figlia è la più vicina alla sofferenza della sua padrona…
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Tags: bergman ingmar, Erland Josephson, Harriet Andersson, Ingrid Thulin, Kari Sylwan, Liv Ullmann, Sussurri e grida, Viskningar och rop
settembre 7th, 2009 at 12:09
Protagoniste quattro donne. Agnese sta morendo di cancro assistita dalle due sorelle Karin e Maria, oltre che da una premurosa governante. Karin è una donna austera inaridita dal matrimonio con un uomo più anziano di lei; Maria è bella e sensuale, e al capezzale della sorella ritrova il medico che in passato è stato suo amante. Il conflitto fra le sorelle è insanabile, nonostante il riemergere di lontani e forse felici ricordi di infanzia.
settembre 7th, 2009 at 12:10
Agnese è interpretata da Harriet Andersson, Karin è interpretata da Ingrid Thulin, Maria è interpretata da Liv Ullmann, Anna è interpretata da Kari SylwanIn. Una villa presso Stoccolma, ai primi del ‘900, una donna muore di cancro assistita dalle sorelle (che pensano soprattutto alle proprie nevrosi) e da una governante fedele (che ha molto sofferto e può dunque capirla e aiutarla, in vita e in morte). L’ennesimo film di Bergman tutto al femminile, dopo i vari Alle soglie della vita, Donne in attesa, Persona, e prima del conclusivo Sinfonia d’autunno, è il più tragico di tutti, un horror non soltanto psicologico di vivi che se ne vanno e morti che tornano: cose da far impallidire i vari horror dichiarati dell’epoca, da Non aprite quella porta all’ Esorcista. Il regista dichiarò di aver voluto rappresentare quattro aspetti della personalità della madre, ma l’infanzia felice del Posto delle fragole è immensamente lontana. E tutto sommato era una presenza quasi confortante la Morte che se andava in giro con la falce nel Settimo sigillo. Qui la morte è concreta, terrea, dolore allo stato puro, le fragole sono finite per sempre, e ciò a cui si anela non è più la felicità, ma soltanto la pace, la pace. Al centro esatto delle piccole cose, è lì che bisogna cercare. Un’altalena, il profumo di una rosa, una mano calda, le pagine di un diario. La felicità si prende a frammenti. E a meritarsela sono spesso i più infelici. Agnese sta morendo di cancro, la governante Anna ha perso la sua bambina. Sono loro a entrare nel cuore rosso della vita. Le altre due non ce la possono fare. Maria è bella, frivola e generosa se le va. Il vecchio amante la mette davanti a uno specchio: “Sai da dove ti vengono le tue rughe? Dall’indifferenza. E questa lieve curva che va dall’orecchio alla punta del mento: non è nitida come un tempo e questo significa che sei superficiale e indolente. E lì alla radice del naso c’è troppo sarcasmo, troppo scherno. E sotto i tuoi occhi inquieti mille solchi impietosi e secchi, quasi inavvertibili, svelano la noia e l’impazienza”. Per la sorella Karin tutto è menzogna. Ha un marito anziano che la disgusta, si è chiusa dentro una corazza di libri e di rancore, l’unico rosso che riconosce è quello del sangue. Entrate in questo film trattenendo il respiro. Ascoltate i dubbi del prete che parla di una terra scura e immonda e di un cielo impassibile. Guardate quanto è difficile morire in un mondo dove i vivi sopportano i funerali solo se non ci sono crisi isteriche, la musica è bella e la predica breve.
(Recensione tratta dal libro Chick film di Enrico Giacovelli e Viviana Ponchia, Morellini editore).
settembre 8th, 2009 at 15:58
Opera molto dura del maestro svedese, che racchiude tutto il suo lirismo proprio nelle sequenze più gelide. La fotografia di Sven Nykvist è essenziale, basandosi su colori molto decisi che rispecchiano anche lo stato emotivo dei personaggi: rosso per il dolore, bianco per l’innocenza, nero per il lutto. Inoltre Bergman ricorre all’uso di flash-back e voce narrante, espedienti poco usati nella sua cinematografia.
La prima frase pronunciata da Agnese, « È lunedì mattina presto… e sto soffrendo », introduce l’atmosfera sofferente di tutta l’opera, dominata da un lato dalla freddezza di Karin e dall’altro dalla superficialità di Maria.
Il film si svolge prevalentemente negli interni di una villa, dove ogni piccolo particolare è curato e preciso, ma in cui non c’è amore se non quello della badante Anna. L’arredamento è freddo e quasi impersonale, mentre le rare vedute dell’esterno innevato ricordano i quadri di Pieter Brueghel il giovane.
La colonna sonora è costituita esclusivamente da due brani di musica classica:
* Mazurka in La minore, op. 17 n. 4, di Frédéric Chopin, eseguita al pianoforte da Käbi Laretei
* Sarabande dalla Suite n. 5 in Do minore, BWV 1011 di Johann Sebastian Bach, eseguita al violoncello da Pierre Fournier
Il film uscì in anteprima a New York il 21 dicembre 1972, mentre in patria arrivò solo il 5 marzo 1973. Nell’aprile 2005 è uscita in Italia l’edizione rimasterizzata in DVD.
Una curiosità. Ad alcune atmosfere e personaggi di quest’opera si è rifatto Woody Allen con il suo Interiors.
da http://it.wikipedia.org/wiki/Sussurri_e_grida